| Fare Musica - 1998
Chiudiamo con la più tradizionale delle proposte del pacchetto (il pacchetto è nostro, ovviamente). Cecilia Pitino respira la sua terra continuando a vivere e lavorare a Modica, uno dei punti più a sud d'Italia. Più a sud di Tunisi. Spunta 'na rosa, parlando siciliano, parla in realtà tutte le lingue del sud, e con esse gira il mondo varcando i confini, dal medio oriente al sudamerica. E' un disco brioso e divertito, attento alla forma ma non didascalico. Il che gli assicura una facile fruibilità oltre l'intendo alto di rinnovare il profondo e mai sopito rispetto per una tradizione affascinante come poche. Un disco siciliano cento per cento, ma fatto per il mondo.
Giancarlo Testoni
L'esordio
di cecilia - "La SICILIA" - Luglio '98
Cecilia
Pitino e una cante completa, molto creativa, che possiede una straordinaria
capacità di coinvolgere il pubblico durante le sue esibizioni.
Paolo
Di Grazia
Il
suono caldo e avvolgente di "Spunta na rosa" e la vocalità
appassionata di Cecilia Pitino ci hanno ricordato i dischi che l'indimenticabile
Rosa Balistreri incise negli anni 70 per la Fonit Cetra; non è
tanto questione di superficiale somiglianza quanto di profonda intenzione
e di amore per la propria terra.
Giancarlo
Susanna
LA SICILIA
Mercoledi, 24 settembre 1997 - Spettacoli
La
cantante modicana Cecilia Pitino vola in Venezuela
Cecilia
Pitino, modicana verace, cantante folk, una delle interpreti più
genuine delle tradizioni popolari di casa nostra, parte oggi alla volta
del Venezuela.
Prenderà parte, all'Isola Margarita, al 3° «Festival
internacional de teatro clasico» che scatterà a fine settimana
e che si concluderà il 5 ottobre. Sarà accompagnata, nella
sua esperienza in America del sud, dal
chitarrista Pier Paolo Sichera e dal percussionista Riccardo Gerbino.
Cecilia Pitino rappresenterà l'Italia e la giovane modicana,
conosciuta per l'interpretazione in dialetto delle canzoni dei nostri
avi, con la base musicale contemporanea, avverte tutto il peso di un
tale ruolo, sostenuta però da una grande carica di entusiasmo.
«Vuole sapere dice come sono arrivata ad essere
invitata per il Venezuela? Semplice. Un amico che lavora in teatro,
a Roma, mi ha segnalato al direttore del Festival di Margarita che è
venuto a casa
mia in incognito. E' rimasto favorevolmente impressionato della mia
musica e delle mie interpretazioni. Quando ho ricevuto l'invito, stentavo
a crederci.
Sarà certamente una grande occasione che mi consentirà
di sperimentare nuove tecniche di canto che vanno al di là del
tradizionale. Assieme ai miei compagni di avventura ci siamo preparati
con grande scrupolo, anche perchè siamo certi che saremo ascoltati
da tanti ragusani, laggiù operanti».
Cecilia Pitino di riconoscimenti per il suo talento ne ha avuti parecchi.
Una delle sue più suggestive interpretazioni, «U viersu»,
è stata inserita, nel 1990, nella colonna sonora del film «I
ragazzi di via Panisperna» di Gianni Amelio; due suoi brani sono
stati inseriti da Armand Amar, raccoglitore di musiche e canti per coreografie,
nel CD «La Traversée».
WORLD
MUSIC - RECENSIONI DISCOGRAFICHE
CECILIA
PITINO, "Spunta 'na rosa"
Viceversa Records, 1998
Incastonata
come una pietra preziosa al centro del Mediterraneo, la Sicilia è
da sempre terra di incontri e scambi tra culture solo apparentemente
lontane.
Cecilia Pitino ce lo ricorda con un disco molto intenso, che pur essendo
imperniato sul canto popolare dell'isola si apre a sonorità inedite
e in ogni caso inserite con naturalezza nel fluire della sua musica.
Valgano ad esempio il bel clarinetto di Carmelo Salemi in «Stidda
lucenti» o il duetto vocale con il grande Faisal Taher (Kunsertu,
Dounia) in «E tu ronna». Il suono caldo e avvolgente di
«Spunta na rosa» e la vocalità appassionata di Cecilia
Pitino ci hanno ricordato i dischi che l'indimenticabile Rosa Balistreri
incise negli anni 70 per la Fonit Cetra; non è tanto questione
di superficiale somiglianza quanto di profonda intenzione e di amore
per la propria terra.
Giancarlo
Susanna
GAZZETTA
DI PARMA - Lunedi 14 guigno 1999
Musica
mediterranea nel CD di Cecilia Pitino
La
nostra epoca di communicazioni planetarie - favorite dai satelliti radio-televisivi
- accompagna la musica con immagini artistiche. Immagini che - non per
forza devono
essere quelle di un filmato: come quelle del CD di Cecilia Pitino che
evoca atmosfere assolate e desolate.
Spunta 'na rosa, undici brani di pura musica mediterranea, ha un'attenzione
"filologica" per la musica intesa come espressione diretta
della cultura di un popolo. In termini più seri, un attenzione
"antropologica".
Apre
l'ascolto Stidda lucenti, dedicato a Cesaria Evora, una delle
massime rappresentanti della civiltà capoverdiana, che canta
in portoghese con ritmi e melodie africani: e Cecilia Pitino canta in
siciliano con ritmi e melodie del nostro Sud ; la Sicilia - quella della
campagna - che col dialetto racconta secoli di dominio ma anche di riscatto.
Pitino trova suggestioni dal grande mare Mediterraneo che raccoglie
fermenti di diversi paessaggi, mari e civiltà. Suggestione più
evidente è quella provocata dall'uso "miscelato" di
numerosi strumenti che abbracciano ampie aree geografiche, non solo
"meridionali" ma anche "europee": violoncello e
contrabbasso nel brano 'Na scocca d'oru lasciano un'impronta
di musica da camera.
La voce di Cecilia è presente in tutti i brani: è l'antico
lamento del popolo siciliano, fatto di angoscia e rassegnazione ma anche
speranza. Ha toni acuti incisive, tra singhiozzi e liricità -
una carezzevole cantilena che in alcuni brani è accompagnata
da quella di Faisal Taher. Voce che recupera le melodie "tradizionali"
rielaborate sotto nuovi accenti attraverso l'espressività del
dialetto siciliano sud-orientale: 'U spiculaturi riporta a tempi
andati, quando il lavoro era solo manuale e faticoso e non c'erano i
computer ad aiutarti. Rarefatto in armonia e melodia, il canto restituisce
tutta la desolazione del mestiere errante.
E' un CD ben fatto, anche se avremmo gradito leggervi i testi dei canti,
per dare con le sole parole il gusto del linguaggio dialettale.
Da ascoltare più volte, per meglio "digerire" i tanti
fermenti che Cecilia Pitino sa offrire con generosità.
Paolo
Scivoletto
Lartista
modicana interprete della musica del "mare nostrum"
Cecilia, la forma del canto di Mariolina Marino
Incontro
Cecilia Pitino a casa sua una mattina della scorsa estate. Se è
vero che le case raccontano di noi, la casa di Cecilia mi mette subito
in sintonia col personaggio. Una casa-studio, una casa-laboratorio di
idee, una casa-archivio che la dice lunga sul mondo di Cecilia, ricco
di viaggi, incontri, progetti ed esperienze artistiche sospese tra tradizione
innovazione. Due le sue grandi passioni: la danza e il canto, arti che
lei ha saputo praticare e vivere intrecciandone spesso i linguaggi e
sperimentandone percorsi alternativi.
La cifra della sua arte e senza dubbio la mediterraneità intesa
innanzitutto come legame alla sua terra, ma anche come volontà
di esplorare e reinterpretare materiali sonori, stili e tradizioni appartenenti
a quel ricco serbatoio rappresentato dalle culture musicali intorno
al "mare nostrum".
Oltre venti anni di carriera alle spalle ed un ricco curriculum in cui
le tappe significative sono frutto, appunto, di viaggi ed incontri,
ma anche di meditate letture e attenti ascolti musicali dai quali partire
per dar vita ora a delle coreografie, sempre tematiche, ora per riproporre
il canto popolare in una veste rinnovata e più suggestiva. I
testi da lei scritti nelle brochures di presentazione di alcuni spettacoli
di teatrodanza da lei ideati e curati - "Wolakota" (1992),
"Nuovi pofumi di unisola antica" (1993), "Ti chiamerò
per nome" (1995), "Leco della terra" e "Noi
siamo caos o armonia" (1997), "Racconti" e "Tra
cielo e terra" (1999) - sono oltremodo indicativi di come abbia
saputo dare uno spessore culturale significativo alle sue creazioni
e di come sia riuscita a parteciparlo con entusiasmo a tanti giovani
interpreti, nonché ad un pubblico attento e numeroso che la segue
da anni. Parallelamente al lavoro di ricerca sul corpo e sulla sua espressività,
un analogo lavoro di ricerca ed approfondimento sui canti della nostra
tradizione. Fin dai tempi di "Proposta folk", gruppo nato
a Modica nel 78, Cecilia Pitino ha dato voce, nel senso più
letterale dellespressione, ai canti popolari della Contea di Modica,
sia a quelli tradizionali che a quelli firmati da Carmelo Assenza, per
i testi e da Giovanni Bergamasco, per le musiche. E così i nostri
canti hanno viaggato e sono arrivati in Svizzera, Francia, Spagna ed
anche in Venezuela dove ha preso parte, nel 1997, alla terza edizione
del "Festival Internacional de Teatro Clasico .
Anni di concerti e di collaborazioni con noti musicisti, da Carlo Muratori
a Faisal, a Riccardo Gerbino, per una galleria di successi dettati non
solo dallintreseca bellezza dei brani o dal fatto che il folk
sta vivendo una stagione particolarmente felice, ma dovuti al talento
di questa artista
dalla grande presenza scenica e dal non indifferente impatto vocale.
Comunque non va sottovalutata la scelta degli arragiamenti, di taglio
etno-world e, a tal proposito lascolto del suo recente
CD "Spunta na rosa" ce la esemplifica.
Ma Cecilia non si ferma qui. Interessante linserimento della sua
voce "live"in spettacoli di teatrodanza - curati da musicisti
e coreografi come Etienne Schwarcz, Armand Amar, Jean Pierre Cei, Ramon
Oller, Serge Ricci e Anne Marie Porras - e in lavori sperimentali Come
"Giufà e
e la sua ombra" di Franco Scaldati per la regia di Riccardo Caporossi.
Tra i suoi prossimi impegni uno stage sul canto popolare per il Centro
Culturale netino "Moblità delle Arti", che terrà
insieme a Grazia Dormiente, studiosa del patrimonio etnofonico della
nostra zona, ed Elisa Turlà, esperta della tecnica vocale "Voicecraft"
EVTS, ed una partecipazione al Festival "Montpellier Dance".
Mi condego da Cecilia dopo aver chiaccherato con lei tra un video e
un ascolto grazie ai quali si è saputa raccontare. Quello che
mi è fortemente rimasto vivo dopo questo incontro è la
forza e lenergia con la quale lavora e crea per far conoscere
la sua terra anche attraverso il canto e la danza.
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